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Na tera irigà de sudore Veneto e Friulano

Storie de fadiga e sacrifici de contadini veneti e Friulani che gà riportà a vivare na tera abandonà da secoli.

Con una solenne cerimonia alla presenza del Duce il 18 Dicembre 1932, viene inaugurata Littoria, l’attuale Latina. 

La fondazione della città è uno dei fiori all’ occhiello della propagandata bonifica dell’Agro Pontino, e ultima città di fondazione nella vecchia Europa. A popolarla sono, per la maggior parte, coloni Veneti e della Valle del Po, ma anche Friulani ed Emiliani.

Il regime fascista nel 1932 scriveva cosi:

“Con un treno speciale, sono partiti circa 466 famiglie di  coloni Veneti diretti a Littoria. Sono famiglie di contadini dei comuni di Padova, Treviso, Belluno,Vicenza, Verona, Rovigo che fiduciosi e lieti, si avviano per portare la loro operosità in quelle terre che il fascismo redime ed il Duce vuole popolare e rendere prosperose.

Vennero affidati alla gestione dell’Opera nazionale combattenti ben 2953 poderi: 1.748 furono assegnati a famiglie di coloni veneti (1.440) e friulani (308) con 18 mila componenti.

Le città che “fornirono il maggior numero di pionieri audaci e capaci erano tutte del Nord Italia e provenivano da realtà socio-economiche molto povere e estremamente popolose, come: Treviso 340 famiglie, Udine 308, Padova 276, Rovigo 233, Vicenza 228; 220 di Verona, 114 di Venezia, 29 di Belluno. La famiglia che intendeva emigrare doveva contare almeno su quattro uomini, due donne e un ex combattente.

Ottenevano una casa riscattabile in cinque anni, tre camere da letto, il forno del pane, il pollaio, la vasca per abbeverare il bestiame, attrezzi agricoli, un carro, alcuni capi da allevare. In più veniva consegnato un carnet bancario detto ‘libretto colonico’, dove venivano versate da 50 a 600 lire a famiglia ogni due settimane.

Veneti e friulani costituivano più della metà della valorosa e temeraria popolazione dell’Agro. Molti borghi attorno a Littoria si chiamano Grappa, Sabotino, Carso, Piave, Isonzo, Podgora proprio in relazione alle popolazioni di coloni che per primi andarono ad abitarvi. Magnifica fu l’idea, come mettere la propria firma su un atto testamentario, come memoria nei secoli delle popolazioni italiane che hanno dato vita, dove la vita era ardua se non impossibile, con la loro vita, la loro cultura e la loro anima.

In tanti si prodigarono per il progetto di bonifica e recupero della palude pontina ed è fondamentale e interessante, in questo senso, ribadire lo straordinario ruolo avuto dai coraggiosi bonificatori, giunti da diverse zone d’Italia.

La bonifica dell’Agro Pontino fu per il fascismo una sfida riuscita principalmente per due fondamentali aspetti: da un lato vennero bonificati e resi produttivi e vivibili moltissimi ettari di territorio fino ad allora coperti da palude, dall’ altro il regime potè utilizzare in tal modo larghissima manodopera a basso costo e disposta a tutti i rischi per far fronte alla crescente disoccupazione.

I bonificatori, infatti, giunsero in terra pontina proprio per riscattarsi da una situazione di crisi che in quel periodo caratterizzava diverse aree del paese. La bonifica era un’occasione importante da non perdere.

Come si può leggere in alcuni opuscoli dedicati a “Littoria” i lavori principali consistono in: “disboscamento, sterpatura e dicioccatura di oltre 6.000 ettari di terreni boschivi; dissodamento dei terreni incolti; sistemazione idraulica dei terreni paludosi; costruzione di case coloniche e poderi di estensione variabile; costruzione di una rete di strade e di canali.” Nella zona dell’Agro Pontino vengono poi fondate anche le città di Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia, come si legge nel pieghevole intitolato “La bonifica e la trasformazione fondiaria dell’Agro Pontino”: “Il 5 agosto 1933 Il Duce fonda Sabaudia, il 19 dicembre 1934 Pontinia, il 25 aprile 1936 Aprilia, 22 aprile 1938 Pomezia”.



Nel 1932 a Littoria si contano 17.800 abitanti.

Dopo la guerra, nel 1946 Littoria cambia il nome e diventa Latina.

Latina è oggi una delle piu' giovani città d'Italia, un comune di 126 021 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia nel Lazio.

È la seconda città del Lazio per numero di abitanti, preceduta soltanto da Roma.



I NONNI RACCONTANO:

Ricordo...la mia famiglia

Storia della "Carovana Facchini Italia" (2a parte)

Ricordo...la mia famiglia

Nella stazione ferroviaria, sin dall’ inizio dell’anno 1933 e quindi ad appena due mesi dalla prima messa in funzione, si costituì la “Carovana Facchini Italia”, per il carico e lo scarico delle merci, che, si ricordi, in quel periodo avvenivano solo manualmente perché non vi erano disponibili i mezzi automatizzati.

Fondatore della Cooperativa di servizio fu mio zio, Giuseppe BASSET, proveniente da Visnà, ridente paesino della provincia di Treviso, il quale in seguito chiamò sul posto anche i propri fratelli Domenico, Giacomo e Antonio che, assieme ad altri operai compaesani e ai lavoratori indigeni, composero una squadra in grado di operare sia presso la stazione e sia presso le fabbriche del territorio. Poi  la guerra che tanti dispiaceri ha portato anche in questa bella terra pontina…

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